Cosa cambia dopo la sentenza della cassazione sulla cannabis light?

La risposta a questa domanda sembra essere: niente, dopo la sentenza della cassazione la cannabis light rimane un argomento controverso.

Al di là del battage mediatico seguito alla sentenza della cassazione (di cui bisognerà comunque attendere le motivazioni per un’analisi più specifica) la legge che regola la legalità o meno della cannabis light rimane invariata.
Se da un lato viene confermata la generica affermazione che è vietato vendere prodotti a base di canapa, da un altro il riferimento è sempre la presenza o meno di potenzialità droganti secondo i limiti descritti nel Testo unico sulle droghe.

La discriminante sulla legalità della cannabis light, anche dopo la sentenza della cassazione, è sempre quella dello 0,5% di THC, come confermato anche dalle impressioni dell’avvocato Carlo Alberto Zaina

Le circa 1.500 aziende specializzate  in cannabis lighthe sono nate nell’ultimo anno si ritrovano in una situazione paradossale, tra mille sforzi (anche economici) per consentire ai loro clienti di avere un prodotto di qualità e nei limiti di legge, sono loro malgrado alla ribalta mediatica e in uno stato di discrezionalità da parte degli organi di legge che un giorno vanno in una direzione e un giorno in un’altra.

Le innumerevoli attività regolari, dove lo scontrino fiscale non è mai un optional, operano con lo spettro di un possibile sequestro che avrà come unico effetto quello di avere perdite economiche nel periodo di fermo, ma che poi realisticamente si vedranno scagionate da qualsivoglia accusa nel momento in cui le analisi confermino che il prodotto sia nei limiti di legge per quanto riguarda la quantità di THC.

Un dibattito sempre aperto

Purtroppo i media sparano queste “bombe” che hanno l’unico effetto di far passare come criminali dei commercianti che cercano di operare in tutti modi nell’onestà, invece che aprire un dibattito serio (come il resto del mondo ci sta insegnando) su quello che è la cannabis e sulle politiche di repressione che non hanno mai impedito alla criminalità di arricchirsi in barba a qualsiasi legge e normativa.

La sensazione è quella che il mercato nero, dove il “prodotto” è SICURAMENTE fuori dai limiti di legge (e non dello 0,1%), SICURAMENTE non tracciato e SICURAMENTE meno controllato per quanto riguarda le normative sanitarie, sia meno sotto l’occhio dei media e degli organi di legge rispetto a un settore che fa di tutto per rimanere a galla nei limiti di una legge confusa e applicata a sprazzi.

Per quanto ci riguarda noi continueremo a proporvi i nostri prodotti, l’ultima cosa che vogliamo è che mesi di sforzi per ottenere Cannabis Light e prodotti derivati di qualità per i nostri clienti siano vanificati e rimarremo fino a quando potremo in questo mercato anche grazie al gradimento che voi tutti ci esprimete.

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II prodotti non contengono ingredienti dannosi per l’uomo. Ai prodotti non è applicato il dpr 309/90, non trattandosi di sostanze stupefacenti o psicoattive in quanto il THC contenuto è inferiore allo 0,5% e ai 5mg per grammo.

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