La Cannabis è diffusa su tutto il pianeta negli ecosistemi più diversi, gli uomini da millenni la utilizzano come materiale da fibra per la creazione di tessuti (canapa), rimedio medicinale, sostanza rituale e merce di scambio, sotto forma di fiore o estratti come hashish e charas.

Di fatto la straordinaria versatilità della Cannabis ha fatto sì che nella storia dell’uomo essa sia andata a braccetto con lo sviluppo della società in tutte le culture del mondo, in alcuni luoghi prima di altri.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sui termini a cui viene associata la Cannabis.

Cannabis, canapa, marijuana, erba e ganja sono sinonimi

Essi sono i modi in cui la Cannabis viene denominata, Cannabis Sativa è il nome scientifico della pianta, canapa è la denominazione di uso comune nella lingua italiana, generalmente riferito alla Cannabis per uso tessile/industriale.

Marijuana è un termine che si è diffuso specialmente durante le campagne proibizioniste di inizio secolo negli Stati Uniti. Per convenienza politica infatti. Il termine Marijuana, parola di origine ispanica, venne utilizzato dai mass media dell’epoca per associare l’utilizzo della Marijuana agli immigrati messicani dell’epoca, screditando in un colpo solo la Cannabis e gli immigrati che, secondo le narrazioni proibizioniste, si sarebbero macchiati di crimini indicibili sotto effetto di Cannabis.

Molti americani non sapevano nemmeno che la Cannabis (Hemp in inglese nella stessa accezione di Canapa in italiano), usata fino a quel momento come cura ad ampio spettro per vari disturbi, e la famigerata Marijuana fossero la stessa cosa.

Ganja è il termine utilizzato in lingua hindi per definire la pianta di Cannabis. Nella cultura indiana la pianta ha un ruolo centrale, sia a livello sociale che religioso/spirituale.

Charas come merce di scambio

Proprio in India la Cannabis in alcune zone ha un’importanza così cruciale da essere anche una vera e propria moneta di scambio, in alcuni villaggi dell’India settentrionale, nelle montagne dell’Himalaya, viene prodotta un’estrazione chiamata appunto Charas.

La Charas altro non è che la resina delle inflorescenze femminili di cannabis. Essa viene raccolta manualmente da inflorescenze fresche strofinandole delicatamente tra le mani, si presenta come una sostanza marrone con riflessi dorati e dall’aroma e dai profumi pungenti e inebrianti.

charas

Pallina di Charas (fonte: Wikipedia)

La charas viene utilizzata nelle cerimonie e nelle pratiche di meditazione vista l’altissima concentrazione di THC contenuta, utilizzando una pipa in terracotta denominata Cyloom.
L’estrema rarità del prodotto lo ha reso una merce di scambio fondamentale per gli abitanti delle zone più remote che utilizzavano la Charas per commerciare con gli altri villaggi.

La più pura Charas viene prodotta nel villaggio di Malana, uno sperduto luogo nella regione Indiana dell’Himachal Pradesh, questa varietà particolare viene denominata Charas cream e contiene pochissime impurità, vista la delicatezza della particolare tecnica manuale che viene utilizzata e custodita da millenni dagli abitanti del luogo.

Per quanto riguarda la storia della Charas e in generale della cultura della Cannabis in India, linkiamo di seguito un interessantissimo video prodotto da Greenhouse Seeds della serie “Strain Hunters”, in cui tra l’altro compare, (oltre al compianto Franco Loja) Franco Casalone, attivista, scrittore e massimo esperto della cultura della Canapa in Italia.

 

L’Hashish

L’hashish deriva dal termine arabo ḥašīš “erba” e la sua produzione è nota nel Nordafrica e Medio Oriente da quasi 3000 anni, sono state trovate tracce di hashish in un tempio israelita risalente a 2800 anni fa.

Gli Assiri usavano l’hashish come incenso nel IX sec. a.C., gli effetti rilassanti ed euforizzanti dovuti all’alta concentrazione di THC favorivano la meditazione, la preghiera e il sonno.
Visti i suoi effetti, l’utilizzo dell’hashish come coadiuvante per il sollievo e la cura di alcuni disturbi era noto e diffuso, e il dibattito sul suo utilizzo era già presente in documenti del XI nell’impero Arabo che ne regolavano l’utilizzo anche a livello legale.

La produzione e l’utilizzo di hashish è nota da millenni nei territori dal Marocco all’Arabia, in Europa la sua diffusione arriva successivamente. Se già veniva descritto, sin dal tempo dei greci e successivamente dai romani, l’utilizzo di generiche sostanze provenienti dall’oriente capaci di inebriare e produrre visioni, in realtà in molti casi non è chiara la composizione di queste preparazioni, che potevano contenere anche oppio, mirra, belladonna e altri ingredienti.

La diffusione in Europa dell’hashish come estratto puro dalla Cannabis è assai più recente, ovvero dall’epoca del colonialismo, e si inizia a studiarne gli effetti medicinali durante il periodo della rivoluzione industriale, epoca in cui l’hashish è popolarissimo.

Gli effetti dell’hashish vengono descritti da diversi esponenti della cultura letteraria dell’epoca, che lo utilizzavano durante i loro ritrovi culturali per favorire la creatività, attirando l’interesse di medici e scienziati europei che ne approfondirono le proprietà benefiche e iniziarono a prescriverlo come rimedio per insonnia, stress, come analgesico e antinfiammatorio; fino all’avvento del proibizionismo infatti, la Cannabis era un rimedio molto diffuso ed era presente negli armadietti dei medicinali di tutte le famiglie.

Come viene prodotto l’hashish

La produzione di hashish è molto dispendiosa e la tecnica tradizionale per ottenerlo consiste nella battitura di piante di Cannabis essiccate al sole sopra dei setacci. La polvere di tricomi che passa attraverso i setacci nei contenitori di raccolta viene poi pressata per ottenere delle “panette” compatte.

hashish

Hashish (fonte: Wikipedia)

La proporzione canapa/hashish è grossomodo di 10 a 1, per cui per produrre 1 kg di hashish occorrono circa 10 kg di canapa. L’hashish più rinomato è notoriamente prodotto in Marocco, a differenza della Charas l’estrazione non avviene da fiori freschi, ma da piante precedentemente essiccate.

L’hashish contiene 8 volte il THC della Cannabis, si parla di circa il 20% contro un 3% circa presente nelle varietà tipiche di Cannabis di quelle zone.

Linkiamo di seguito un altro episodio della serie “Strain Hunters” prodotto da Greenhouse Seeds, in cui Franco Loja e i ragazzi di Greenhouse descrivono la cultura della Cannabis e dell’Hashish in Marocco.

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